14/08/2020

Oggi la Chiesa celebra San Massimiliano Maria Kolbe

Anziano, francescano e martire († 1941)

Oggi la Chiesa celebra San Massimiliano Maria Kolbe

L'8 gennaio 1894, in un piccolo paese della Polonia (Zdu? Ska Wola) nacque il piccolo Raimundo Kolbe. I suoi genitori erano ferventi cattolici e ben presto lo battezzarono, nella chiesa parrocchiale di Nossa Senhora da Assunção. Dei tre figli che la coppia aveva, solo tre sono sopravvissuti. Erano tempi difficili per la piccola famiglia Kolbe: a causa della mancanza di denaro, solo il figlio maggiore poteva studiare.

Il piccolo Raimundo ha cercato di imparare qualcosa da un prete e poi dal farmacista del villaggio. Da bambino sentì la chiamata alla vocazione religiosa: avrebbe avuto una visione della Vergine Maria che gli tese due corone, che prese tra le mani: una era di gigli e l'altra di rose rosse, rispettivamente simboli di verginità. e il martirio.

Presto entra nei Frati Minori Conventuali e, nel 1910, in noviziato, assume i nove di Frate Maximiliano. Quattro anni dopo, in occasione dei voti solenni, aggiunse al suo nome il nome di Maria, cambiandone il nome in Frei Maximiliano Maria. Nel 1917, insieme ad altri compagni, fondò la “Milizia dell'Immacolata”, un gruppo il cui obiettivo era “rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l'Immacolata”.

Nel 1918 Frate Maximiliano fu ordinato anziano e la sua prima messa si svolge nella chiesa di Santo André delle Fratte, sull'altare dove, anni prima (1842), Alphonso de Ratisbonne, fondatore della famiglia religiosa di Nossa Senhora de Sion, aveva avuto una visione della Vergine Maria. Per la sua salute delicata - aveva contratto la tubercolosi - si dedicherà interamente all'opera della “Milizia dell'Immacolata” e all'evangelizzazione, arrivando fino al Giappone.Ritornando in Europa, la seconda guerra mondiale era alle porte.

Con l'invasione della Polonia da parte delle truppe naziste, Frei Maximiliano sarebbe stato arrestato e inviato al campo di concentramento di Auschwitz. Arrivando lì, come tutti gli altriprigionieri di guerra, ha ricevuto un numero: 16670. Ha subito varie umiliazioni e sofferenze, che ha cercato di vivere con un intenso spirito cristiano. Fu trasferito al Blocco 14. A quel tempo, uno dei prigionieri era riuscito a fuggire.

Seguendo le rigide regole del campo di concentramento, dieci prigionieri dovevano pagare per chi era scappato e furono mandati nel Blocco 13 a morire di fame. Di fronte alla disperazione di uno dei prigionieri, padre Maximiliano si offre di andare a morire al suo posto.

Accompagna infatti gli altri nove prigionieri e, a poco a poco, uno ad uno sono morti di fame. Dopo 14 giorni di atroci sofferenze, erano rimasti ancora quattro prigionieri, tra i quali anche Fra Maximiliano. Le guardie hanno deciso di porre fine alle loro vite iniettando fenolo nelle loro vene. Frei Maximiliano, il 14 agosto 1941, stese il braccio e pronunciò le sue ultime parole: "Ave Maria". Il 10 ottobre 1982 san Giovanni Paolo II lo canonizzava, dichiarandolo martire e grande “testimone di carità”, in uno dei momenti più bui dell'umanità.

Fonte: Aleteia

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