29/11/2021

Parola di vita

“Beati quelli che fanno pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5).

Parola di vita

Il vangelo di Matteo è stato scritto da un cristiano dell'ambiente ebraico dell'epoca. Ecco perché contiene tante espressioni tipiche di quella tradizione culturale e religiosa.

Nel capitolo 5, Gesù è presentato come il nuovo Mosè, che sale sul monte per annunciare l'essenza della Legge di Dio: il comandamento dell'amore. Per dare solennità a questo insegnamento, il Vangelo ci dice che si è seduto come insegnante.

Non solo, Gesù è anche il primo testimone di ciò che annuncia. Questo diventa molto evidente quando proclama le Beatitudini, il suo programma di tutta la vita. In essi si rivela la radicalità dell'amore cristiano, con i suoi frutti di benedizione e di pienezza di gioia. Precisamente, Beatitudini. "Felici coloro che promuovono la pace, perché saranno chiamati figli di Dio". Nella Bibbia la pace – Shalom, in ebraico – indica la condizione di armonia dell'uomo con se stesso, con Dio e con ciò che lo circonda. Ancora oggi, questo saluto è usato tra le persone, come augurio di una vita piena. La pace è prima di tutto un dono di Dio, ma dipende anche dalla nostra adesione.

Tra tutte le beatitudini, questa appare come la più attiva. Ci invita a lasciare l'indifferenza, a diventare costruttori di concordia tra noi e intorno a noi, usando l'intelligenza, il cuore e le mani. Richiede il nostro impegno a prenderci cura degli altri, a sanare le ferite ei traumi personali e sociali causati dall'egoismo che divide, a promuovere ogni sforzo in questa direzione.

Come Gesù, il Figlio di Dio, che ha compiuto la sua missione quando ha dato la vita sulla croce, per unire l'umanità al Padre e stabilire la fratellanza su questa terra. Pertanto, chiunque sia operatore di pace somiglia a Gesù ed è riconosciuto, come Lui, come figlio di Dio.

“Beati quelli che fanno pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5).

Seguendo le orme di Gesù, anche noi possiamo trasformare ogni giorno in un “cammino di pace”, porre fine alle piccole o grandi guerre che ci circondano quotidianamente. Per realizzare questo sogno è necessario costruire reti di amicizia e solidarietà, protendersi per aiutare, ma anche accettare l'aiuto degli altri.

Come raccontano Denise e Alessandro: “Quando ci siamo incontrati per la prima volta, ci siamo sentiti bene in compagnia l'uno dell'altro. Ci siamo sposati e all'inizio è stato molto bello, anche con la nascita dei bambini. Con il passare del tempo sono iniziati gli alti e bassi. Non c'è più alcun tipo di dialogo tra di noi. Tutto divenne motivo di continua discussione. Abbiamo deciso di restare insieme, ma siamo sempre caduti negli stessi errori, rancori e litigi. Un giorno, una coppia di amici ci ha proposto di partecipare ad un percorso di sostegno per coppie in difficoltà1. Abbiamo trovato non solo persone competenti e preparate, ma una “famiglia di famiglie”, con cui abbiamo condiviso i nostri problemi: non eravamo più soli! Si è accesa una luce, ma era solo il primo passo: tornare a casa non è stato facile e anche adesso siamo caduti alcune volte. Quello che ci dà forza è aiutarci a vicenda, con l'impegno di ricominciare e stare in contatto con questi nuovi amici, per andare avanti insieme».

“Beati quelli che fanno pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5).

La pace, la pace di Gesù, come dice Chiara Lubich, «esige da noi cuori e occhi nuovi per vedere tutti come candidati alla fraternità universale» 

E aggiunge: “Possiamo chiederci: “Anche quei vicini in conflitto? Anche colleghi che creano ostacoli alla mia carriera? Anche quelli che militano in un altro partito o sono sostenitori di un'altra squadra di calcio? Anche persone di religione o nazionalità diversa dalla mia?” Sì, sono tutti miei fratelli e sorelle. La pace comincia proprio qui, nel rapporto che stabilisco con ogni prossimo. “Il male nasce nel cuore dell'uomo – scriveva Igino Giordani – e, per rimuovere il pericolo della guerra, è necessario rimuovere lo spirito di aggressione, abuso ed egoismo che fa nascere la guerra: è necessario ricostruire una coscienza” 2 . Il mondo cambia se noi cambiamo, […] soprattutto, mettendo in luce ciò che ci unisce, potremo contribuire all'attuazione di una mentalità di pace e lavorare insieme per il bene dell'Umanità. […] Alla fine è l'amore che vince, perché è più forte di tutto il resto. Questo mese cerchiamo di vivere così, di essere lievito di una nuova cultura di pace e di giustizia. Vedremo rinascere in noi e intorno a noi una nuova Umanità 3»

Letizia Magri

2 I. Giordani, L'inutilità della Guerra, Città Nuova, Roma 20032, p. 111.

3 C. Lubich, Parola di vita gennaio 2004, in Parole di Vita, c/c Fabio Ciardi (Opera di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, pp. 

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